galleria Marcella Bravetti >< BRAMAR
B R A M A R . O R G
home contatti e mail

 

chi sono

I PERIODI

dagli inizi fino agli anni '90

i più amati dall'autrice e...prove di scultura

anni 00/09

ultimissime 2010

 

ispirati/dedicati a van gogh

arteingiro

mostra bramar roma

bando d'arte contemporanea

 

 

 

 

 

 

 

Ucciso da un tragico doloroso pensiero

Vincent Van Gogh ucciso da un tragico doloroso pensiero

 

Molti esperti d'arte, psicologi, psichiatri, sociologi, si sono cimentati, in oltre un secolo dalla morte di Vincent van Gogh, a scrutare le motivazioni di un suicidio. Naturalmente la maggior parte di questi le hanno trovate o hanno creduto di trovarle nella supposta o reale follia del grande genio della pittura; anzi, alcuni hanno ritenuto che la sua stessa rivoluzionaria pittura fosse effetto della follia, per questi, evidentemente, “genio e follia” vanno di pari passo tanto che Vincent ne è divenuto il prototipo.

Altri hanno scrutato e analizzato le sue meravigliose opere cercando, o presumendo di aver dato risposta, al preconcetto giudizio sulle ragioni di un gesto così disperato. Alcuni, forse più seriamente, hanno analizzato le lettere che Vincent ha scritto all'amato fratello Theo, fonte inesauribile di penetrazione nella sua anima, nella sua immensa sensibilità sociale oltre che artistica.

Nessuno, se mi sbaglio sarei felice di venirne a conoscenza, nessuno, ripeto, è andato a vedere oltre “campo di grano con corvi” al quale si è attribuito valore di “testamento del suicidio”.

Che Van Gogh fosse disturbato nella psiche è fuor di dubbio, non nascondo però la mia impressione che la sua malattia sia stata enormemente ingigantita proprio dall'attrazione che esercita l'addizione “genio + sregolatezza = follia”. Se così fosse verrebbe da dire “beati gli imbecilli”.

Vi racconto un aneddoto, nel 1988 vado a vedere la mostra di V. Gogh a Roma. Dopo ore di fila riesco ad entrare assieme ad una classe di ragazzi tra i 13-14 anni accompagnati dalla loro insegnante; ebbene questa spiegava ai suoi alunni che il pittore usava anche un coltellino per stendere il colore, il tono usato era come se avesse detto loro “vedete quanto era malato!” I ragazzi avevano così bene colto quel messaggio che, sgranando gli occhi, dandosi gomitate sogghignando, accostavano le unghie verso le tele mentre l'insegnante propagava agli altri l'idiota messaggio. Il risultato fu che mi rovinarono quella visita perché da quel momento io fui completamente preoccupata a vigilare perché non “ferissero” le tele, mentre coloro che erano preposti alla vigilanza erano troppo presi a seguire le telecamere che riprendevano un sottosegretario del tempo intervistato da Fazzuoli.

Nessuno, dicevo, si è preso la briga di scrutare dentro la marea di disegni per vedere se lì trovava degli indizi che dessero risposta ai possibili “altri” perché di tale gesto.

Ebbene io, da semplice amante di V.G. sono andata a vedere uno per uno i disegni lasciatici, prima per passione poi per reinterpretare a colori i disegni che, nella mia immaginazione, penso che ne avrebbe certamente realizzati altrettanti dipinti a olio se non avesse così drammaticamente interrotto il corso della sua vita. Così, ho scoperto che tra marzo-aprile a Saint Remì e giugno-luglio ad Auverse sur-Oise del 1890 (suicidio 29 luglio di quell' anno) ha realizzato una serie di disegni in cui compare una donna e una bambina, spesso le donne sono due (la bambina è assolutamente riconoscibile come la stessa “bambina con l'arancia”).

Auvers S.Oise - giugno 1890

Questa serie di disegni, uniti al dipinto della bambina sono - e a me pare indiscutibile - la “lettera visiva” lasciata da Vincent sulla ragione, o disperazione per meglio dire, che l'hanno portato ha scegliere la morte piuttosto che sopportare il dolore di un destino che lo colpiva, oltre che personalmente, negli affetti più profondi e così tenacemente celati e difesi da occhi malevoli; un dolore cosi forte da fargli ritenere di non essere in grado di sopportare.

La tristezza durerà per sempre” così rispose nel letto di morte al fratello che per consolarlo gli diceva che sarebbe passato anche quel periodo così triste.

Così scrive a Theo il 27 luglio – a due giorni dal suicidio – in una lettera molto amareggiata a motivo del cambiamento di programma del fratello, il quale in precedenza le aveva promesso di passare con lui ad Anvers Sur Oise le vacanze assieme alla moglie Jo e il figlioletto Willelm Vincent.

Mio caro fratello, grazie della tua cara lettera e del biglietto da 50 fr.che conteneva.

Vorrei scriverti a proposito di tante cose, ma ne sento l'inutilità. Spero che avrai trovato quei signori ben disposti nei tuoi riguardi. Che tu mi rassicuri sulla tranquillità della tua vita familiare non valeva la pena; credo di aver visto il lato buono e il suo rovescio – E del resto sono d'accordo che tirar su un marmocchio in un appartamento al quarto piano è una grossa schiavitù sia per te che per Jo. Poiché va tutto bene, che è ciò che conta, perché dovrei insistere su cose di minima importanza. In fede mia, prima che ci sia la possibilità di chiacchierare di affari a mente più serena passerà molto tempo. Ecco, l'unica cosa che in questo momento ti posso dire, e questo da parte mia l'ho constatato con un certo spavento e non l'ho ancora superato. Ma per ora non c'è altro. Gli altri pittori, checché ne pensino, si ritengono istintivamente lontani dalle discussioni sul commercio attuale. E poi è vero, noi possiamo far parlare solo i nostri quadri.

Eppure, mio caro fratello, c'è questo che ti ho sempre detto e che ti ripeto ancora una volta con tutta la serietà che può venire da un pensiero costantemente teso a cercare di fare il meglio possibile, te lo ripeto ancora che ti ho sempre considerato qualcosa di più che un semplice mercante di Carot, e che tu per mezzo mio hai partecipato alla produzione stessa di alcuni quadri, che pur nel fallimento totale, conservano la loro serenità. Perché siamo a questo punto, e questo è tutto o perlomeno la cosa principale che io possa dirti in un momento di crisi relativa. In un momento in cui le cose fra i mercanti di quadri di artisti morti e di artisti vivi sono molto tese.

Ebbene, nel mio lavoro ci rischio la vita e la mia ragione vi si è consumata a metà- e va bene- ma tu non sei tra i mercanti di uomini, per quanto ne sappia, e puoi prendere la tua decisione, mi sembra, comportandoti realmente con umanità. Ma che cosa vuoi mai?

La precedente lettera era del 4 giugno, un tempo infinito vista l'assiduità con la quale mediamente scriveva al Teo - circa una volta la settimana.

Che cosa era successo in quasi due mesi di distanza tra la penultima e ultima lettera?

Quali erano le tante cose di cui avrebbe voluto scriverle, o parlargliene a voce, se Theo avesse mantenuto la promessa di andare “almeno una settimana”, come gli chiede nella precedente lettera da lui ad Auvers Sur-Oise, ma ora “ne sento l'inutilità” dice.

Aveva avuto conferme sulle vere origini della sua malattia mentale?

(La bambina sulla carrozzina appare chiaramente ritratta ammalata, o da lui così immaginata e disegnata)

Auvers sur Oise - giugno-luglio1890

 

Altre domande,

La bambina con l'arancia - che non a caso io indico come “bimba di V.Gogh “ nel ritratto da me fattole seduta sulle sue ginocchia, perché Van Gogh l'ha ritratta con l'orecchia sinistra tutta sfumata da sembrare quasi una cicatrice,ha specchio della sua automutilata! Non ha valore di riconoscimento di paternità?

Io penso che, Si! Quella bimba è la figlia di Van Gogh.

Se è così quella bambina è morta bambina o è divenuta adulta!

Se è divenuta adulta, come sono propensa a credere, che vita ha avuto lei e sua madre! Chi era l'altra donna che le affianca, era la zia o la nonna della bambina!

Mi si dirà, se aveva una compagna ed una figlia, come mai nelle lettere al fratello non ne ha mai parlato! Non so rispondere, posso solo immaginare che si ricordava bene l'atteggiamento di opposizione anche da parte di Teo, non solo dal padre, quando andò a vivere con Sien; inoltre, era stato ormai più volte ricoverato, con i cittadini di Arles che fanno una sottoscrizione perché il sindaco lo faccia ricoverare, e lui che in quel caso si ricovera di sua spontanea volontà per paura, come dice in una lettera, di lasciarsi provocare, ecc.- voleva forse proteggere l'una e l'altra dalla discriminazione sociale e familiare che le avrebbero colpite?. Io questo credo.

Se qualcuno ha qualche informazione su ricerche o studi fatti sui disegni nel senso da me qui ipotizzato o, invece, volesse dare una propria interpretazione, o valutazione su quanto da me ipotizzato, ne sarei grata; in tal caso può scrivermi all'indirizzo bramar@interfree.it

I disegni di Van Gogh affiancati alle mie reinterpretazioni sono il tentativo di esplicitare il mio pensiero, anche in senso temporale, del processo mentale immaginifico che l'hanno portato a ricostruire attraverso i disegni i ricordi dei momenti sereni della vita della bambina con l'arancia seguiti da quelli tragici in cui ne configura la morte con il cavaliere, che se ne va mentre, nell'immagine successiva, lei se ne va come una penitente,vestita di sacco e con l'asino, come una "Maria" privata del figlio/figlia.

 

Auvers sur Oise  giugno-luglio1890 

Auvers sur Oise  giugno-luglio1890 


Auvers sur Oise

 

 

 

 

San Remy aprile-maggio 1890

 

 

 

 

S. Remy aprile-maggio1890


   Saint Remy 1890




Saint  Remy 1890



Saint  Remy 1890

 

altri disegni del 

giugno/luglio 1890

 

 

 

momenti con le due donne sia

a S.Remy che ad Auvers

 

 

 

 

 

 

 

 

Nuenem 1885, è lei la madre della bambina?

Antuerp 1885 è lei, 

 o è lei...

oppure sono tutte e tre la stessa persona?

oppure la prima e la terza sono la stessa persona e la seconda è la sorella ( le due donne ritratte sempre insieme da vincent) ....

 

 

Tutti i disegni si trovano nel sito VGgallery.com

 

 

H O M E

ode a tutti i colori

Bianca la luna in una notte di luna piena

Bianco il latte che una bimba succhia dal seno materno

Bianca la tela che fa mostra di sé sul cavalletto.

Ti guardo, ti studio, ti misuro: 120 x 80

Cerco di individuare la segreta personalità gelosamente celata tra le trame dell'ordito;

focalizzo informi figure che supplicano di emergere dal profondo degli abissi in cui alberga l'Io.

Gli occhi accesi scivolano a destra, si posano sul barattolo colmo di pennelli e spatole;

fremono nell'attesa di essere colti dalla mano ferma, sicura di se.

Gli occhi si spostano a sinistra e si fissano sul piatto di ceramica fine, dove,

sistemati come obbedienti scolaretti, fanno bella mostra di sé tanti tubetti di colore, tutti i colori!

Prendi me !” piagnucola il Verde; “ posso fare per te alberi frondosi e prati infiniti. Prendi me! prendi me!” insiste ansioso il Verde.

Si gonfia il Rosso; sembra esplodere di furore:

Non ti illudere piccolo sgorbio pieno di bile, è me che prenderà

E farnetica:

Io sono il colore della lotta! Il colore della passione politica! Il colore dell'amore eterno!”

Ha…ha…ha…! Esplode Rosso Vivo in una risata da far tremare tutti i Colori sul piatto, e rivolto con scherno al Verde: “ può forse modellare petali di rosa con te ?”

E ripete quella risata paurosa.

Il blu, freddino anziché no! , rimane in disparte guardando con superiorità sia il Rosso che il Verde “ poveri plebei “ dice con l'immancabile erre moscia; “ non sono certo loro i preferiti !… è me che ama. Io non ho bisogno di fare tanti salamelecchi!”.

  Il giallo bisbiglia annoiato da tanto clamore: “ Chissà cosa avranno da discutere ” e bisbiglia “ speriamo che mi lasci riposare; ho la pressione bassa, io!; se almeno mi offrisse un goccio di quel rosso, mi tirerei un po' su!”

  Il Viola, pieno di sé ma non senza eleganza , alza il cappello, allunga il collo oliato..e… Hop-là Guardate come sono bello! ” Nel dire così fa una piroetta e si sistema al centro del piatto, di ceramica fine! “ Sono la perfetta sintesi del fuoco che emana dal Rosso e dell'autocontrollo che distingue il lignaggio del Blu ” recita da attore consumato, il Viola.

Infido dall'ombra del piatto spunta il Nero; girando su se stesso gelidamente minaccia: “ Io sono cosi intenso che vi copro tutti! Vi trasformo in insignificanti grigi!”

La minaccia viene presa sul serio. Tutti i colori si alleano contro il nero; si lanciano all'unisono sopra la Tela ; in men che non si dica la occupano da tutti i suoi lati.

Il Bianco, onnipresente principe, si era mischiato con tutti; con una punta di Rosso e un'altra di Giallo aveva pennellato l'orizzonte; con piccoli tocchi aveva dato sfumature diverse al cielo dipinto, con grandi pennellate, dal freddo Blu. Da solo poi, il candido Bianco,aveva colorato i petali delle romantiche margherite.

Il Rosso, per non essere da meno, si era unito al Giallo, insieme avevano colorato uno straordinario sole al tramonto.

Il Verde poi si era esibito in tutte le sue sfumature. Correndo qua e là, sul Piano Grande, sconfinando sopra le colline che precedono le grandi montagne, dove hanno buon gioco il Blu, il Viola, il Bianco.

Il marrone era corso, qua e là, a colorare i tronchi d'albero, il cappello ed il mantello del pastore transumante il gregge e, con un pizzico d'orgoglio, aveva aiutato il candido Bianco a pennellare una ad una le pecorelle, e un capretto tutto da solo!.

Il Bianco, poveretto!, alla fine era completamente svuotato.

Al violento Nero, mogio mogio, a quel punto non rimase che opporre la firma su quella Tela che ne aveva viste, a ben dire!, di tutti i Colori

Bramar(Marcella Bravetti)