Ucciso da un tragico doloroso pensiero
Vincent Van Gogh ucciso da un tragico doloroso pensiero
Molti esperti d'arte, psicologi, psichiatri, sociologi, si sono cimentati, in oltre un secolo dalla morte di Vincent van Gogh, a scrutare le motivazioni di un suicidio. Naturalmente la maggior parte di questi le hanno trovate o hanno creduto di trovarle nella supposta o reale follia del grande genio della pittura; anzi, alcuni hanno ritenuto che la sua stessa rivoluzionaria pittura fosse effetto della follia, per questi, evidentemente, “genio e follia” vanno di pari passo tanto che Vincent ne è divenuto il prototipo.
Altri hanno scrutato e analizzato le sue meravigliose opere cercando, o presumendo di aver dato risposta, al preconcetto giudizio sulle ragioni di un gesto così disperato. Alcuni, forse più seriamente, hanno analizzato le lettere che Vincent ha scritto all'amato fratello Theo, fonte inesauribile di penetrazione nella sua anima, nella sua immensa sensibilità sociale oltre che artistica.
Nessuno, se mi sbaglio sarei felice di venirne a conoscenza, nessuno, ripeto, è andato a vedere oltre “campo di grano con corvi” al quale si è attribuito valore di “testamento del suicidio”.
Che Van Gogh fosse disturbato nella psiche è fuor di dubbio, non nascondo però la mia impressione che la sua malattia sia stata enormemente ingigantita proprio dall'attrazione che esercita l'addizione “genio + sregolatezza = follia”. Se così fosse verrebbe da dire “beati gli imbecilli”.
Vi racconto un aneddoto, nel 1988 vado a vedere la mostra di V. Gogh a Roma. Dopo ore di fila riesco ad entrare assieme ad una classe di ragazzi tra i 13-14 anni accompagnati dalla loro insegnante; ebbene questa spiegava ai suoi alunni che il pittore usava anche un coltellino per stendere il colore, il tono usato era come se avesse detto loro “vedete quanto era malato!” I ragazzi avevano così bene colto quel messaggio che, sgranando gli occhi, dandosi gomitate sogghignando, accostavano le unghie verso le tele mentre l'insegnante propagava agli altri l'idiota messaggio. Il risultato fu che mi rovinarono quella visita perché da quel momento io fui completamente preoccupata a vigilare perché non “ferissero” le tele, mentre coloro che erano preposti alla vigilanza erano troppo presi a seguire le telecamere che riprendevano un sottosegretario del tempo intervistato da Fazzuoli.
Nessuno, dicevo, si è preso la briga di scrutare dentro la marea di disegni per vedere se lì trovava degli indizi che dessero risposta ai possibili “altri” perché di tale gesto.
Ebbene io, da semplice amante di V.G. sono andata a vedere uno per uno i disegni lasciatici, prima per passione poi per reinterpretare a colori i disegni che, nella mia immaginazione, penso che ne avrebbe certamente realizzati altrettanti dipinti a olio se non avesse così drammaticamente interrotto il corso della sua vita. Così, ho scoperto che tra marzo-aprile a Saint Remì e giugno-luglio ad Auverse sur-Oise del 1890 (suicidio 29 luglio di quell' anno) ha realizzato una serie di disegni in cui compare una donna e una bambina, spesso le donne sono due (la bambina è assolutamente riconoscibile come la stessa “bambina con l'arancia”).
Auvers S.Oise - giugno 1890
Questa serie di disegni, uniti al dipinto della bambina sono - e a me pare indiscutibile - la “lettera visiva” lasciata da Vincent sulla ragione, o disperazione per meglio dire, che l'hanno portato ha scegliere la morte piuttosto che sopportare il dolore di un destino che lo colpiva, oltre che personalmente, negli affetti più profondi e così tenacemente celati e difesi da occhi malevoli; un dolore cosi forte da fargli ritenere di non essere in grado di sopportare.
“La tristezza durerà per sempre” così rispose nel letto di morte al fratello che per consolarlo gli diceva che sarebbe passato anche quel periodo così triste.
Così scrive a Theo il 27 luglio – a due giorni dal suicidio – in una lettera molto amareggiata a motivo del cambiamento di programma del fratello, il quale in precedenza le aveva promesso di passare con lui ad Anvers Sur Oise le vacanze assieme alla moglie Jo e il figlioletto Willelm Vincent.
Mio caro fratello, grazie della tua cara lettera e del biglietto da 50 fr.che conteneva.
Vorrei scriverti a proposito di tante cose, ma ne sento l'inutilità. Spero che avrai trovato quei signori ben disposti nei tuoi riguardi. Che tu mi rassicuri sulla tranquillità della tua vita familiare non valeva la pena; credo di aver visto il lato buono e il suo rovescio – E del resto sono d'accordo che tirar su un marmocchio in un appartamento al quarto piano è una grossa schiavitù sia per te che per Jo. Poiché va tutto bene, che è ciò che conta, perché dovrei insistere su cose di minima importanza. In fede mia, prima che ci sia la possibilità di chiacchierare di affari a mente più serena passerà molto tempo. Ecco, l'unica cosa che in questo momento ti posso dire, e questo da parte mia l'ho constatato con un certo spavento e non l'ho ancora superato. Ma per ora non c'è altro. Gli altri pittori, checché ne pensino, si ritengono istintivamente lontani dalle discussioni sul commercio attuale. E poi è vero, noi possiamo far parlare solo i nostri quadri.
Eppure, mio caro fratello, c'è questo che ti ho sempre detto e che ti ripeto ancora una volta con tutta la serietà che può venire da un pensiero costantemente teso a cercare di fare il meglio possibile, te lo ripeto ancora che ti ho sempre considerato qualcosa di più che un semplice mercante di Carot, e che tu per mezzo mio hai partecipato alla produzione stessa di alcuni quadri, che pur nel fallimento totale, conservano la loro serenità. Perché siamo a questo punto, e questo è tutto o perlomeno la cosa principale che io possa dirti in un momento di crisi relativa. In un momento in cui le cose fra i mercanti di quadri di artisti morti e di artisti vivi sono molto tese.
Ebbene, nel mio lavoro ci rischio la vita e la mia ragione vi si è consumata a metà- e va bene- ma tu non sei tra i mercanti di uomini, per quanto ne sappia, e puoi prendere la tua decisione, mi sembra, comportandoti realmente con umanità. Ma che cosa vuoi mai?
La precedente lettera era del 4 giugno, un tempo infinito vista l'assiduità con la quale mediamente scriveva al Teo - circa una volta la settimana.
Che cosa era successo in quasi due mesi di distanza tra la penultima e ultima lettera?
Quali erano le tante cose di cui avrebbe voluto scriverle, o parlargliene a voce, se Theo avesse mantenuto la promessa di andare “almeno una settimana”, come gli chiede nella precedente lettera da lui ad Auvers Sur-Oise, ma ora “ne sento l'inutilità” dice.
Aveva avuto conferme sulle vere origini della sua malattia mentale?
(La bambina sulla carrozzina appare chiaramente ritratta ammalata, o da lui così immaginata e disegnata)
Auvers sur Oise - giugno-luglio1890
Altre domande,
La bambina con l'arancia - che non a caso io indico come “bimba di V.Gogh “ nel ritratto da me fattole seduta sulle sue ginocchia, perché Van Gogh l'ha ritratta con l'orecchia sinistra tutta sfumata da sembrare quasi una cicatrice,ha specchio della sua automutilata! Non ha valore di riconoscimento di paternità?
Io penso che, Si! Quella bimba è la figlia di Van Gogh.
Se è così quella bambina è morta bambina o è divenuta adulta!
Se è divenuta adulta, come sono propensa a credere, che vita ha avuto lei e sua madre! Chi era l'altra donna che le affianca, era la zia o la nonna della bambina!
Mi si dirà, se aveva una compagna ed una figlia, come mai nelle lettere al fratello non ne ha mai parlato! Non so rispondere, posso solo immaginare che si ricordava bene l'atteggiamento di opposizione anche da parte di Teo, non solo dal padre, quando andò a vivere con Sien; inoltre, era stato ormai più volte ricoverato, con i cittadini di Arles che fanno una sottoscrizione perché il sindaco lo faccia ricoverare, e lui che in quel caso si ricovera di sua spontanea volontà per paura, come dice in una lettera, di lasciarsi provocare, ecc.- voleva forse proteggere l'una e l'altra dalla discriminazione sociale e familiare che le avrebbero colpite?. Io questo credo.
Se qualcuno ha qualche informazione su ricerche o studi fatti sui disegni nel senso da me qui ipotizzato o, invece, volesse dare una propria interpretazione, o valutazione su quanto da me ipotizzato, ne sarei grata; in tal caso può scrivermi all'indirizzo bramar@interfree.it
I disegni di Van Gogh affiancati alle mie reinterpretazioni sono il tentativo di esplicitare il mio pensiero, anche in senso temporale, del processo mentale immaginifico che l'hanno portato a ricostruire attraverso i disegni i ricordi dei momenti sereni della vita della bambina con l'arancia seguiti da quelli tragici in cui ne configura la morte con il cavaliere,
che se ne va mentre, nell'immagine successiva, lei se ne va come una
penitente,vestita di sacco e con l'asino, come una "Maria"
privata del figlio/figlia.
Auvers sur Oise giugno-luglio1890

Auvers sur Oise giugno-luglio1890

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Auvers sur Oise
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San
Remy aprile-maggio 1890
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S.
Remy aprile-maggio1890
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Saint Remy 1890
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Saint Remy 1890
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Saint Remy 1890 |
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altri disegni del
giugno/luglio 1890

momenti con le due donne sia
a S.Remy che ad Auvers











Nuenem 1885, è lei la madre della bambina?
Antuerp
1885 è lei,
o
è lei...
oppure sono tutte e tre la stessa persona?
oppure la prima e la terza sono la stessa persona e la seconda è
la sorella ( le due donne ritratte sempre insieme da vincent) ....
Tutti i disegni si trovano nel sito VGgallery.com
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