"E il mio scopo nella vita è fare quadri e disegni, più e meglio che posso; poi, al termine della mia vita, spero di andarmene ricordandoli con amore e tenero rimpianto e pensando: Oh, i quadri che avrei potuto fare!"
Van Gogh
SENZA SOGNI
"I
tuoi profondi occhi scuri
Dal
più nascosto angolo del mio
Essere
estraevano
anima cuore
cervello
me
li mostravi
con
impercettibile compiaciuto
sorriso
imprigionati
nelle
tue protettive mani.
Così
distrattamente
conosco
che si sono serrati
per sempre!
Solitaria mi arrampico verso la sommità
del Colle
Giro l’apice in tondo
dell’antico regno della dea
cerco tracce
sulle mura fortificate
di
questa città
scoppiacuore
Non
trovo segni tangibili.
L'amica luna
posta a sentinella del
Colle
offre una sponda
misterica
all'illusione che nulla muore per sempre!"
Ripercorro
all’inverso il cammino
Entro
nelle viscere della Piazza
alla
ricerca di
non so chi
e che
Una
giovane donna avvolta in un
ampio
mantello
si aggira
inquieta va
avanti e indietro
senza
sosta
Esplora
tutti gli angoli e gli anfratti
di
quelle antiche stanze
Sembra
andare alla
ricerca
del
perduto amore.
Improvvisamente
le compare
davanti
il volto sofferto
ma
radioso
Un’
altro emerge dall’ombra
con
lui l’amato intraprende una
furiosa lotta
La
donna trema
paventando
una sconfitta contro quell'essere
strano
che
a dire il vero non sembra umano
Dopo
ripetuti
scintillanti
fendenti
di lama
i
due contendenti scompaiono
nell’ombra
impenetrabile di quelle antiche
segrete
stanze
Dopo
un tempo che
sembra eterno
l’uomo
riappare ferito
ma
vittorioso
gli
occhi in
luce risaltano
sublimati
dalla penombra che avvolge
l’insieme
della
scena
Ancora
tremanti
si
fondono in un tenace abbraccio
come
se null’altro
avessero mai
così
tanto agognato
Scissa
li osservo mentre si allontanano
sussurrandosi
frasi
inafferrabili da
orecchie profane
Ancora
trasognata dalla visione
di
cui ero partecipe
e testimone
timorosa
di infrangere tanta
armonia
mi
dirigo dalla parte opposta da quella
dove
si è dileguata l’antica coppia
Vedo
una luce insolita trafiggere
il
soffitto di quei fondali
sembra
una grande deformata
lente
al
disopra della quale è posto un tavolo
dove
siedono tre uomini
sconosciuti
Da
enormi calici
sorbiscono
con lentezza esasperante
un
liquido vischioso
ripugnante alla
vista
Hanno
la faccia incartapecorita dal vizio e
dall’ignavia
di chi
consuma
la vita senza averne colta
l’essenza
Non
è li che devo cercare l’amato bene
Risalgo
precipitosamente
in superficie
Mi
dirigo quasi
volando verso
il corso
della mia vita
Una
grande sete mi secca la
gola
anelante
vado
verso la fonte
che tante volte
ci
aveva visti solitari
passare
non
v’è acqua per dissetarsi!
Rassegnata
non vinta!
mi
siedo sopra la fonte
nelle
mani posate
in grembo
porto
doni per
te
prima
o poi
dovrai passare
Io
sarò la' divenuta
pietra per
i
secoli a venire
Mi
coglie uno strano torpore
dal
quale mi scuote lo
scalpellino
che
sta battendo il suo martello ai piedi
della
fonte
Impreca … “accidenti!
si
è fatto tardi
sono stanco
Addio
bella!”
Ciò
detto sen va lasciandomi sola
sommersa
In
una ovattata trasparente
ampolla
Ho
le palpebre calate a metà
pronte
a sfidare l’eternità
Ecco…sei
qui!
Dentro me
Più presente che mai
Vivo
Caldo
in questo gelido Generale Inverno
che
pietrifica
anche i pensieri
Non
quello di te
Tu
Sei e Sarai
Esisti
in ogni particella del
mio Essere
in
ogni goccia centellinata
del rosso
liquido
vitale
che
brucia ancora le vene
al pensiero di te
Esisti
nel fondo dei miei occhi che si sono
mille
volte
dissetati
alla fonte ardente
del
tuo sguardo
amante.
Marcella Bravetti
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